Brexit, M5S raccomanda agli italiani di iscriversi all'Aire. Ma in realt?? non serve

La nota diffusa dai senatori della Commissione Esteri contiene molte inesattezze, dal numero dei residenti in Gran Bretagna alle modalità di garanzia in caso di uscita del Paese dalla Ue. Il console Villani: "L'iscrizione all'Aire non è richiesta, e poi se tutti facessero subito richiesta saremmo travolti"

LONDRA - Dopo l'intervento dei giorni scorsi di Beppe Grillo davanti alla Oxford Union, la celebre associazione studentesca dell'università inglese, il Movimento 5 Stelle torna a occuparsi della Gran Bretagna, con un appello dei suoi senatori agli italiani che vi sono residenti affinché si affrettino a regolarizzare la propria posizione in vista della Brexit. Come? "Iscrivendosi all'Aire", l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero.
 
Peccato che l'iscrizione all'Aire non sia fra i documenti richiesti dal governo britannico per ottenere il "settled status", ovvero il permesso di residenza a tempo indeterminato. Senza contare che, se tutti gli italiani do Gran Bretagna non iscritti all'Aire lo facessero contemporaneamente, come suggerisce loro il M5S, il nostro Consolato di Londra sarebbe travolto e non potrebbe adempiere alle richieste.
 

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"La tutela dei cittadini italiani che vivono e lavorano in Gran Bretagna è una priorità per il Movimento 5 Stelle", afferma una nota congiunta dei senatori M5S della Commissione Affari Esteri di Palazzo Madama. "In caso di Brexit senza accordo, è probabile che il governo di Londra chieda ai nostri concittadini di dimostrare e certificare la loro residenza in Gran Bretagna al fine di rilasciare nuovi permessi di residenza", continua il comunicato fatto pervenire ieri alla stampa. "A tale scopo, sarà necessario poter esibire un documento ufficiale di certificazione della residenza fornito dall'Aire, l'Anagrafe degli Italiani residenti all'estero. Ad oggi però, degli oltre 600 mila italiani residenti stimati in Gran Bretagna, solo 261 mila risultano iscritti all'Aire. Invitiamo quindi tutti i nostri concittadini che vivono oltre Manica a regolarizzare al più presto la loro posizione all'Aire così da essere pronti ad ogni evenienza".
 

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Interpellato da "Repubblica", il Console Generale d'Italia a Londra, Marco Villani, commenta: "L'iscrizione all'Aire non è un elemento che possa consentire il settled status". Infatti le autorità britanniche, sul sito del ministero degli Interni e attraverso i media, hanno da mesi spiegato che questo meccanismo, in procinto di entrare in funzione a fine marzo per concedere la residenza permanente ai 3 milioni e mezzo di cittadini di paesi della Ue presenti in Gran Bretagna, prevede la compilazione online di un formulario, il pagamento di 65 sterline e la verifica del diritto alla residenza attraverso altri documenti, come la dichiarazione delle tasse, tutti comunque emanati dal Regno Unito. Non, dunque, da un'autorità straniera quale sarebbe il Consolato d'Italia.
 
La nota dei membri del M5S nella Commissione Esteri contiene altri errori. Gli italiani residenti in Gran Bretagna non sono 600 mila, bensì 700 mila. Il numero di coloro che si sono già iscritti all'Aire non è 261 mila, bensì 330 mila e di fatto 350 mila considerando le iscrizioni in via di essere processate dal Consolato. Per di più, come ammette il Console Generale, se "tutti i nostri concittadini che vivono oltre Manica", come esorta il comunicato dei senatori pentastellati, regolarizzassero "al più presto la loro posizione all'Aire", cioè se i 350 mila non iscritti decidessero di iscriversi tutti in una volta, rispondendo all'appello del M5S, il Consolato sarebbe travolto.
 
"Riceviamo circa 2 mila domande di iscrizione al mese", osserva il Console Generale Villani, "nel 2018 sono state in tutto 30 mila, con un aumento rispetto a prima della Brexit. Sicuramente non avremmo le strutture per processare contemporaneamente 350 mila richieste e neppure 200 mila o meno". Fermo restando che l'iscrizione all'Aire sarebbe obbligatoria per legge sei mesi dopo il trasferimento in un paese estero, molti italiani non lo fanno, per pigrizia, incertezza sul futuro o altri motivi, conclude Villani. Ma l'iscrizione serve ai fini dell'ottenimento della residenza in Gran Bretagna nel quadro della Brexit? "No", risponde il Console, "assolutamente no".

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