Milano, il sindaco Sala: "Impariamo da molte città, non certo da Roma"

L'intervento all'istituto Brookings di Washington: "La capitale sta vivendo un periodo davvero difficile soprattutto perché non funzionano i servizi pubblici"

"Milano è una città modello a livello internazionale e che vuole imparare da altre città, come Los Angeles, Denver, Shanghai. Ma non possiamo certo imparare da Roma". Il sindaco Giuseppe Sala è dall'altra parte dell'Oceano, a Washington. Incontra la speaker dem della Camera Nancy Pelosi. Vede la candidata presidenziale Amy Klobuchar. Andrà a New York, si confronterà anche con l'ex sindaco Michael Bloomberg.

Intanto parla in pubblico dell'Italia, il giorno dopo la richiesta di condanna a un anno e un mese arrivata dalla procura generale nel processo Expo, per la retrodatazione di un verbale. Il suo intervento si tiene all'istituto Brookings, riguarda il modello Milano come città globale. Sala illustra le sue politiche e il piano di sviluppo per il 2030. Dice così: "Milano, isola rossa in un'Italia governata dai populisti, sta vivendo un'età dell'oro, Roma invece sta vivendo un periodo molto difficile, soprattutto perché non funzionano i servizi pubblici".

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La rinascita di Milano, partita con l'Expo 2015 di cui è stato amministratore delegato, "passa per l'innovazione - spiega Sala - per la capacità di attrarre investimenti anche grazie alla sburocratizzazione, alla solidarietà, alla riqualificazione urbana, alle aree verdi, al sistema dei trasporti, alla lotta all'inquinamento, compresi i 'pedaggi' e le crescenti restrizioni alla circolazione delle auto nel centro". Per il buon governo, insomma.

Ma a margine gli domandano se si possa ancora parlare di primato di moralità. La risposta è aperta. "Diciamo che abbiamo più anticorpi, Milano è la città più ricca d'Italia e quindi attira, ma chi amministra deve essere molto onesto e far capire che non offre sponde o alleanze al malaffare". Quanto a un altro stereotipo, quello della 'Milano da bere', Sala dice di preferire quello della Milano della solidarietà e della inclusività.

"È facile per la destra dire 'chiudiamo le frontiere, non vogliamo gli immigrati, mentre per un sindaco di sinistra come me è più difficile scommettere sulla solidarietà, sull'inclusione, sulla diversità. E' una sorta di unicum, ma i milanesi sentono l'orgoglio di essere diversi, di non aver perso lo spirito democratico del nostro Paese".

Poi l'attenzione si sposta sul suo futuro. Si vede sempre in politica? Si ricandiderà? "Se le elezioni saranno nel 2021, devo prendere la decisione entro settembre 2020. Ho ancora un po' di tempo, vediamo come ci arrivo". E un'alleanza tra Pd e M5S è possibile? Le fibrillazioni nel governo sembrano incontenibili, il sottosegretario della Lega Giancarlo Giorgetti è arrivato a dire "se la litigiosità resta così, dopo il voto delle Europee non si va avanti". Dunque il Pd può cominciare a guardare al Movimento? Il sindaco Sala non crede che "sia semplice un'alleanza con i Cinque Stelle, pur riconoscendo che c'è una parte di loro che ha un'anima di sinistra o perlomeno si è portata a casa una parte dei nostri elettori".

"Penso che oggi il Pd non abbia un partner naturale - prosegue - non lo sono neppure i Cinque Stelle e questo genera un problema, perché con la legge elettorale attuale non ci sono i numeri per governare, quindi bisogna trovare formule per far crescere la sinistra e non solo il Pd, che molto difficilmente potrà avere i numeri, anche se non parlo delle prossime elezioni". "Io - conclude - sono un teorico della nascita di nuove forze a sinistra, e penso che sia sbagliato pensare se servano a destra o a sinistra del Pd, perché sono gabbie che ti uccidono".
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15 maggio 2019 - Aggiornato alle

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