Sea Watch, Salvini, Conte, Di Maio e Toninelli di nuovo davanti al tribunale dei ministri

Indagati per sequestro di persona per aver trattenuto a bordo della nave per dieci giorni 47 migranti. Il procuratore Zuccaro ha chiesto l'archiviazione come già accaduto per il caso Diciotti.

ROMA. Anche questa volta, come in tutti i casi precedenti, non c’è alcun ordine scritto che possa fare risalire con certezza alla catena di comando e ai presupposti legislativi su cui è stata basata la decisione. Ecco perchè, ad essere iscritti nel registro degli indagati della Procura di Catania con l'ipotesi di reato di sequestro di persona, non è stato solo Matteo Salvini ma anche il premier Conte, il vicepremier Di Maio e il ministro dei Trasporti Toninelli che ( alcune settimane fa quando era in discussione alla giunta delle autorizzazioni a procedere la posizione di Salvini per il caso Diciotti) si erano autodenunciati. Per tutti, il procuratore Carmelo Zuccaro ha chiesto l'archiviazione e toccherà adesso al tribunale dei ministri valutare.
Ma anche questa volta è ovvio e dichiarato che a costringere i 47 migranti soccorsi a gennaio dalla Sea Watch a rimanere per dieci giorni sulla nave umanitaria prima di poter scendere al porto di Catania è stata una precisa direttiva partita dal Viminale.


Se, come avvenuto nel caso della Diciotti, la posizione del procuratore Carmelo Zuccaro di chiedere l’archiviazione ritenendo la decisione frutto di una scelta politica insindacabile era scontata, altrettanto scontato è ora che il tribunale dei ministri (che nel caso Diciotti aveva chiesto di portare a giudizio Salvini poi salvato dalla giunta delle autorizzazioni a procedere che ha negato il nullaosta) faccia la sua autonoma istruttoria. Che comincerà con l’audizione del prefetto di Siracusa, già convocato. A lui, in prima istanza, i giudici del tribunale di Catania chiederanno per ordine di chi la Sea Watch fu matenuta per tanti giorni fuori dal porto di rifugio di Siracusa, dove era stata fatta attraccare per ripararsi dal maltempo. E per ordine di chi non vennero fatti scendere i 15 minori, come era stato invece più volte sollecitato dal tribunale dei minori di Catania competente, e per ordine di chi la nave venne poi fatta attraccare a Catania e non più a Siracusa.

Domande che verranno poi rivolte anche al comandante della Capitaneria di porto di Siracusa che, anche in questo caso senza alcun ordine scritto, dispose la chiusura dello spazio di acqua di Siracusa attorno alla Sea Watch. Provvedimento oggetto anche di un esposto alla Procura di Siracusa inviato dai parlamentari del Pd che salirono a bordo per una ispezione autorizzata ma vennero poi denunciati.

Sulla legittimità dell’operato della Sea watch si erano già espresse sia la Procura di Siracusa che quella di Catania ritenendo che il soccorso e la successiva decisione di puntare verso l’Italia fossero corretti. Poi, un esposto della Sea Watch ha portato all’apertura di un fascicolo da parte della procura di roma e poi il passaggio delle carte da parte del pm sergio colaiocco a catania.

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