Coronavirus, braccio di ferro sullo Stretto. La Sicilia continua a dire no ai rientri, oltre 100 persone bloccate all'imbarco

Coronavirus, braccio di ferro sullo Stretto. La Sicilia continua a dire no ai rientri, oltre 100 persone bloccate all'imbarco
(ansa)

A Villa San Giovanni, all’imbarco delle navi verso l'Isola, erano in attesa circa 230 persone che tentavano di tornare nelle loro case, pronte a mettersi in isolamento. Ma il sindaco di Messina e il governatore Musumeci continuano a opporsi. In serata fatti imbarcare un centinaio, soprattutto donne con bambini, ma tra chi resta sulla sponda calabrese la tensione cresce

Questa mattina erano circa 80, ma sono arrivati fino a 230 i siciliani bloccati agli imbarchi di Villa San Giovanni. Sotto la pioggia, in alcuni casi da quasi ventiquattro ore, sono rimasti anziani, due donne in avanzato stato di gravidanza, una cinquantina fra ragazzi e bambini, fra cui una di soli due anni. Da ieri notte, cercano disperatamente di tornare a casa ma per la Regione Sicilia non ne hanno titolo, magari perché negli ultimi mesi erano domiciliati al Nord o all'estero, e poco importa che abbiano perso il lavoro o non abbiano di che sostenersi. A sera, dopo infinite trattative, un centinaio - con priorità alle famiglie con bambini piccoli, donne in gravidanza o anziani - sono stati autorizzati a salire sulla nave delle 22, ma in oltre 130 rimangono bloccati a Villa San Giovanni, sul lato calabrese dello Stretto. 

 
"Per tutta la giornata non ho fatto altro che parlare con loro - dice, esausto, l'assessore di Villa San Giovanni, Pietro Caminiti - molti si sono messi in viaggio prima che il decreto entrasse in vigore, con tanto di supporto del Consolato francese per attraversare la frontiera, altri stavano al Nord, hanno perso il lavoro e non hanno materialmente il denaro per pagarsi un affitto. Chiedono solo di poter tornare a casa loro, dove hanno un tetto e la residenza". Ma in Sicilia non ne vogliono sapere. Sull'isola non ci devono mettere piede. Così tuona da giorni il sindaco di Messina, Cateno De Luca, così gli fa eco il presidente della Regione, Nello Musumeci, che di farli sbarcare non ne vuole sapere.
 

IL PASSO INDIETRO DI REGIONE SICILIA

A tarda sera sembrava che la situazione si fosse sbloccata. "Ho avuto una serie di contatti con la Regione Sicilia. Al telefono mi avevano assicurato di aver individuato una struttura alberghiera in cui far trascorrere loro la quarantena, poi - si lamenta Maria Grazia Richichi, sindaco facente funzioni da quando l'ex primo cittadino Giovanni Siclari è finito al centro di un'inchiesta per corruzione che gli è costata prima i domiciliari, poi il divieto di dimora - hanno improvvisamente fatto marcia indietro quando si sono resi conto dei numeri".

 
Sul piazzale, ci sono più di duecento persone. "Sono tutti in auto, ma se questo non è un assembramento - dice preoccupato l'assessore Caminiti - . Qui abbiamo solo due casi di Covid 19, in isolamento domiciliare e regolarmente monitorati, ma così rischiamo di vanificare gli sforzi di tutta una comunità". In più gli animi si stanno scaldando. I viaggiatori stanno sotto una pioggia incessante da ieri notte, sono stati rifocillati - prima dalla Caritas, questa sera addirittura dal Comune, che per tutti ha ordinato un pasto caldo - ma sono stanchi, i bambini hanno freddo.
 
 "Abbiamo interessato anche il Garante regionale dell'Infanzia perché questa situazione è inaccettabile" afferma Richichi, ancora sul piazzale dove da ore c'è anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. "Una situazione del genere è impensabile e inaccettabile, queste persone chiedono solo di tornare a casa propria. Tra loro - commenta - ci sono anche tanti bambini, non possiamo permetterci che passino un'altra notte in macchina o che si spostino in maniera incontrollata per cercare un posto dove andare a dormire. Il Governatore della Sicilia Nello Musmeci ha il dovere di sbloccare questo assurdo paradosso".
 

MUSUMECI: "OSPITATELI VOI"

Ma il presidente della Regione Sicilia da quell'orecchio non ci sente e con una diretta facebook da Palazzo d'Orleans ha passato la palla a Roma: "Io non ho alcun potere per farli entrare in Sicilia, il potere è dello Stato - sostiene - . Ma il rigore deve sposarsi allo spirito umanitario, non possiamo fare finta di niente, tutti siamo genitori, tutti siamo figli: abbiamo scritto ministro dell'Interno, dicendo che lo Stato ha determinato l'assembramento a Villa San Giovanni e lo Stato deve risolvere problema". E suggerisce di "acquisire una struttura ricettiva a Reggio o a Villa dove ospitare le famiglie, le donne incinte, i bambini, gli anziani e i vecchi" perché "abbiamo il dovere di mettere questa gente in quarantena obbligatoria". Musumesi si spinge fino a suggerire al ministro dell'Interno Lamorgese di "dare disposizioni al prefetto di Reggio Calabria".

Proposta irricevibile per le autorità della sponda calabrese dello Stretto, prefetto di Reggio Calabria in testa, e respinta al mittente dalla governatrice Jole Santelli, che tuttavia nei confronti di Musumeci cerca di smussare i toni. "È giusto che lo Stato si assuma le proprie responsabilità e che quindi i nuclei familiari vengano scortati dalla Polizia fino alle residenze siciliane e lì giustamente posti in quarantena" dichiara la presidente con una nota in cui ci tiene a specificare: "Non è uno scontro tra le due Regioni, si tratta di una situazione in cui è necessario coniugare legalità e principi di civiltà".
 
Insomma l'impasse burocratico si è trasformato in uno scontro politico che da ventiquattro ore costringe più di cento persone a rimanere bloccate davanti a un traghetto su cui non possono salire. Partito il prossimo, c'è chi teme che "la tregua" potrebbe saltare. Da troppe ore vedono navi partire senza avere il permesso di salirci. E già nel corso della giornata non sono mancati i momenti di tensione.
 

VENTIQUATTRO ORE DI TENSIONE E ATTESA

Polizia in assetto antisommossa, viaggiatori furiosi, bambini e ragazzi stanchi dopo un'intera nottata passata in auto nella speranza di tornare in Sicilia, tir bloccati. Quaranta auto, con circa 80 persone a bordo, fra cui una ventina fra bambini e ragazzi, erano state bloccate dalle forze dell'ordine perché le motivazioni alla base delle autocertificazioni oggi necessarie per circolare non sono state giudicate sufficientemente valide o fondate. E nel corso della giornata la situazione era peggiorata fino ad arrivare a 230 persone bloccate. Peccato che non sia chiara la procedura per i "trasgressori". Si rimandano indietro? Si fanno transitare e li si obbliga alla quarantena? Il sindaco di Messina non ne vuol sapere. Ha persino lanciato una personalissima crociata contro un gruppo di artisti di strada  francesi, che dopo un periodo di lavoro in Campania fra guai, blocchi e intoppi, da circa una settimana stanno cercando di raggiungere il Catanese su una scassatissima Renault, per raggiungere le famiglie che li ospiteranno in casa per permettere loro di rispettare le norme di distanziamento sociale e isolamento domiciliare imposte con gli ultimi decreti.

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Carlo Verdelli ABBONATI A REPUBBLICA
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