Il governo italiano ?? il protagonista negativo del dibattito tra gli aspiranti presidenti della Commissione Ue

dal nostro corrispondente ALBERTO D'ARGENIO
(ap)
Timmermans sembra il più convincente, ma anche Vestager e Keller strappano applausi
BRUXELLES - Sei candidati, sei paesi d’origine e sei partiti politici d’appartenenza diversi. Ma praticamente tutti, quando c’è da citare un esempio negativo di gestione della politica, nazionale o europea, indicano il governo italiano. L’ultimo dibattito tra gli aspiranti successori di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione europea è organizzato da Euronews all’interno della plenaria dell’Europarlamento di Bruxelles, agghindata a tribuna elettorale per l’occasione. Sono scintille, ma ancora una volta sembra essere il socialista Frans Timmermans il più convincente, ma anche la danese liberale Marghrete Vestager e la Verde Ska Keller strappano diversi applausi.

E’ il rito degli Spitzenkandidaten ad andare in onda in tutta Europa, l’esercizio partito la scorsa legislatura secondo il quale il rappresentante del partito che vincerà le elezioni continentali, nel 2014 Juncker, guiderà l’istituzione principe di Bruxelles, ovvero la Commissione. Peccato che a questo giro una serie di leder, guidati da Macron, voglia mettere stroncare questa giovane tradizione democratica e ridare il potere di scelta al Consiglio europeo, l’assise dei capi di Stato e di governo. Orientamento filtrato nei retroscena del vertice Ue della scorsa settimana a Sibiu, in Romania. Se il Parlamento riuscirà a salvare l’esercizio democratico, probabilmente a guidare l’esecutivo comunitario sarà Manfred Weber, attuale capogruppo e candidato di punta del Ppe, nei sondaggi primo partito d’Europa. Altrimenti – e sembra l’esito più probabile - i giochi si riapriranno, con il popolare francese Barnier, negoziatore Ue per la Brexit, in pole position. Anche se i socialisti insisteranno su Timmermans, autore della campagna più brillante e paladino dello Stato di diritto, e i liberali (Macron, Bettel, Michel, Rutte) terranno duro su Vestager.

Una prima indicazione arriverà a 48 ore dal voto, quando i leader, la sera del 28, ceneranno a Bruxelles. Con la scelta definitiva che dovrebbe arrivare a fine giugno, anche se tra incertezze legate alla Brexit, possibili scontri in Parlamento sui commissari indicati dai governi sovranisti, italiano in testa, e difficoltà a trovare un’intesa sulle cariche (Commissione, Consiglio, Bce, Parlamento e Alto rappresentante) che rispettino un equilibrio geopolitico, partitico e di genere, potrebbero allungare i tempi fino all’autunno. Tanto che già si ipotizza di prolungare la Commissione Juncker fino a gennaio.

Ad ogni modo, nel dibattito si parte dai migranti, con Timmermans che attacca: «L'Europa perde un pezzettino di anima quando un uomo muore nel Mediterraneo, non si può multare chi li salva, è inaccettabile quello che fa il governo italiano». Per Weber «l'unica soluzione è europea, bisogna riprendere il controllo delle frontiere con 10mila agenti di Frontex (bloccati da Salvini, che così dovrebbe rispettare le regole internazionali, ndr),e un grande piano Marshall per l'Africa». Vestager rilancia l’idea di un «sistema comune di asilo e di solidarietà comune», ovvero quella ripartizione dei migranti proposto da Juncker ma bocciato dai governi di Visegrad, alleati di Salvini. E infine anche Keller stigmatizza l’operato dei gialloverdi e si dice «favorevole alla solidarietà europea, condividendo le responsabilità, impegnandoci nello sforzo della ricerca e salvataggio e impedire che muoiano persone nel Mediterraneo».

Se tutti i candidati sono d’accordo che il clima deve essere in cima all’agenda della prossima legislatura, si spaccano sulle modalità. Keller è radicale: si deve agire anche a scapito dell’economia. Weber invece vuole puntare prevalentemente sulla tecnologia mentre il laburista olandese Timmermans ne vuole contrastare il cambiamento finanziandolo con diversi provvedimenti in modo da ammortizzare gli impatti sociali. E qui si arriva alla necessità di far pagare le tasse alle multinazionali, in particolare a quelle digitali, unico punto sul quale tutti – socialdemocratico, popolare, verde, comunista, conservatore e liberale – sono d’accordo, senza distinzioni di sorta.

Timmermans e Weber bisticciano sull’austerità, con il primo che accusa il secondo di averla sostenuta. Ma poi vanno d’accordo sul ruolo nocivo che il governo Conte ha in Europa. Per Weber, ad esempio, in politica estera bisogna passare dall’unanimità alla maggioranza qualificata, sennò succede come sul Venezuela, dossier sul quale l’Europa «per colpa di alcuni individui di Italia e Grecia ci ha messo un mese a trovare una posizione comune». Timmermans invece parlando dei rapporti con Trump afferma che serve un’Europa coesa che parli con forza, postura oggi impossibile perché c’è chi «come Salvini che fa il tifo per Putin e ci indebolisce». A proposito di Salvini: Weber continua a chiudere a qualsiasi alleanza con la Lega, niet ribadito ancora da Angela Merkel, ma puntando tutta la campagna elettorale su un pragmatismo che aiuti a risolvere i problemi si dice pronto a «parlare» anche con il vicepremier del Carroccio per trovare un accordo sui vari dossier, a partire da quello dei conti pubblici.