Una tecnologia Var contro il razzismo

I software di riconoscimento facciale migliorano ogni giorno e hanno fatto immensi progressi dai primi esperimenti che risalgono addirittura al 2008
Stiamo entrando in un’era in cui negli stadi di calcio ci saranno più telecamere puntate sul pubblico che sui giocatori in campo. Sta infatti per essere varato un progetto della Lega calcio per combattere gli episodi di razzismo durante le partite usando il riconoscimento facciale. Una specie di Var contro i razzisti.

Si tratta di una tecnologia di cui si parla da anni, già molto diffusa negli aeroporti e che sta ricevendo non poche critiche per possibili errori od abusi nella gestione dei dati. 

Eppure per gli eventi sportivi viene vista come una panacea. “Con le nostre telecamere troveremo i razzisti sugli spalti uno per uno e chiederemo alle società di bandirli dagli stadi”, ha detto domenica il nuovo amministratore delegato della serie A Luigi De Siervo.

Il cambio di strategia è evidente: si tratta di provare a passare dalla responsabilità oggettiva, per cui un club è responsabile per quello che fanno i tifosi (con relativi danni economici) a quella individuale: paga solo chi ha sbagliato. Come è accaduto al tifoso della Roma bandito a vita dalle partite della sua squadra per aver scritto cose orrende al giocatore Juan Jesus su Instagram.

Ma un conto è punire qualcuno per quello che ha scritto, un altro per un coro in uno stadio. Sarà molto più complicato. Come si è visto in occasione della finale di Champions League del 2017, a Cardiff, quando la polizia identificò circa duemila sospetti per errore.

Ma la strada sembra segnata. I software migliorano ogni giorno e hanno fatto immensi progressi dai primi esperimenti che risalgono addirittura al 2008, in occasione dei giochi olimpici di Pechino. Da allora il riconoscimento facciale dei tifosi è stato usato sempre più frequentemente, anche se finora in paesi piuttosto autoritari: è il caso della Russia, che per i Mondiali di calcio del 2016 aveva dislocato nella sola Mosca 160 mila telecamere in grado, ciascuna, di identificare venti facce al secondo.

Deve essere andata piuttosto bene se la startup russa Ntechlab ora sta negoziando con la Fifa per avere la stessa tecnologia ai mondiali del 2022 in Qatar; mentre alle Olimpiadi di Tokyo del prossimo anno il riconoscimento facciale sarà affidato ai giapponesi di NeoFace (NEC), che lo hanno testato nel complicato stadio colombiano di Medellin