Governo, continua lite a distanza: Giorgetti: "Se litigiosità resta così, dopo il 26 maggio non si va avanti"

Governo, continua lite a distanza: Giorgetti: "Se litigiosità resta così, dopo il 26 maggio non si va avanti"
I due alleati di governo Luigi Di Maio e Matteo Salvini (ansa)

Il sottosegretario leghista: "Voto a settembre? Non ho mai paura del popolo". Di Maio: "Salvini non vuole un vertice. Dopo Siri l'ha presa sul personale". Salvini: "Troppa sintonia tra Pd e M5S"

ROMA - Ancora liti a distanza nella maggioranza gialloverde. Il clima di alta tensione traspare dalle parole sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti. "Se il livello di litigiosità resta questo dopo il 26 maggio è evidente che non si potrebbe andare avanti", ha dichiarato a Porta a Porta, in onda stasera, spiegando che questo "è il clima della campagna elettorale".

L'ultimo scontro si aggiunge alla lite sullo spread che aveva contrapposto nel pomeriggio di due alleati di governo.

Giorgetti conferma quanto siano tesi i rapporti tra i due leader politici, il grillino e il leghista. "Non si parlano - dice - si mandano i tweet e le raccomandate, ma si dovranno vedere lunedì in cdm. Sul tavolo ci saranno le nomine che sono in scadenza, poi il dl Sicurezza, che verrà discusso domani". Le liti continue sfiniscono. "È davvero complicato - confida Giorgetti - alla fine uno è esausto e si lascia andare a questi stati d'animo", alla stanchezza.

Stanchezza, sfinimento, liti continue: si prospetta l'ipotesi di ricorrere alle urne. "Elezioni anticipate a settembre? Non ho mai paura del popolo che si esprime" sottolinea Giorgetti. Se il Pd prende il 45% il 26 maggio, e se la Lega prende il 35%? "In quel caso sono contento", taglia corto.


Di Maio: "Salvini ha preso il caso Siri sul personale"

Per mandare avanti l'azione di governo, soprattutto sul tema dell'autonomia delle regioni, servirebbe un vertice. "Ma Salvini non vuole: dopo il caso Siri l'ha presa sul personale". Così il vicepremier Luigi Di Maio. Che aggiunge: "non è vero che io chiamo e non mi risponde", ma "semplicemente non vuole più fare un vertice di governo" dopo le dimissioni del sottosegretario decise in Cdm.

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"Se si va a rilento su alcuni dossier, la Lega dovrà chiederlo a se stessa", prosegue il 5S. Poi l'attacco su una delle questioni politiche cruciali per la Lega di Salvini. Dall'autonomi ai rimpatri alla sicurezza. "Sull'autonomia ero pronto un mese fa. Sono disponibile ma senza vertice per dirimere temi e nodi non si può procedere. Se si va a rilento la Lega lo chieda a se stessa. Sono offesi per caso Siri? Lo rifarei altre cento volte. Si parla di concedere più autonomia alle regioni e io sono d'accordo ma prima bisogna cacciare dalla sanità i raccomandati e i 'figli di'". Non solo. Di Maio attacca anche sul versante sicurezza. Nel decreto bis, messo a punto nelle ultime ore dal Viminale, "mi spiace che non ci siano i rimpatri", ed è "evidente che qualcosa abbiamo dimenticato nel primo decreto sicurezza".

Dalla foto col mitra a Siri, Di Maio attacca Salvini: "La Lega ?? cambiata, serve vertice di Governo"

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E Matteo Salvini non si fa sfuggire l'occasione per replicare: "Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i 5 Stelle. Inizio a notare troppi accoppiamenti fra Pd e 5 Stelle, troppa sintonia". Ancora: "No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti - ha aggiunto - . Mi spieghi qualcuno se vuole andare d'accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto".



 

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