Coronavirus, ministra Azzolina: "Torneremo a scuola se ci saranno le condizioni. Maturità con sei commissari interni"

Audizione in Senato, per la prima volta viene ipotizzata la possibilità che non ci sia una ripresa delle attività didattiche in aula. "Le videolezioni sono una scelta obbligata, abbiamo raggiunto 6,7 milioni di studenti". Il senatore Verducci (Pd): "Bisogna essere umili e parlare con i sindacati"

ROMA - In un'informativa data al Senato questo pomeriggio, la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina ha detto: "Si tornerà a scuola se e quando, sulla base delle indicazioni degli esperti, le condizioni lo consentiranno". Per la prima volta lo scenario 3, di cui ha parlato Repubblica, diventa ufficiale: la ministra conferma che è una possibilità quella che non si torni alle attività didattiche in aula per l'anno 2019-2020.

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"Le videolezioni sono una scelta obbligata, non abbiamo alternative", ha detto ancora Azzolina. E poi ha annunciato che per la Maturità è orientata a prevedere "sei commissari interni con un presidente di commissione esterno".

Queste sono le novità di un lungo discorso in cui la Azzolina ha offerto le prime scelte sulle ipotesi prese in considerazione. Citando "La peste" del Decameron di Boccaccio, la ministra ha illustrato come l'emergenza scolastica sia globale: "Più di tre quarti degli studenti nel mondo sono interessati a questa crisi, 1,5 miliardi, una sfida senza precedenti". E, dopo aver confermato che l'anno scolastico in corso è salvo, "in deroga al limite dei 200 giorni minimi", la ministra ha assicurato che sta lavorando alla ridefinizione del calendario, alla valutazione, al recupero e agli esami di Stato per le scuole medie e superiori senza peraltro entrare in ulteriori dettagli: "Chiedo una Maturità seria che tenga conto degli sviluppi dell'apprendimento".

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Sulle contestate lezioni a distanza, la Azzolina ha illustrato i risultati di un monitoraggio chiuso lunedì scorso dal ministero: degli 8,3 milioni studenti costretti a casa, "ne sono stati raggiunti 6,7 milioni". Tra registro elettronico e nuove piattaforme, il 67 per cento delle scuole si è impegnato e il 48 per cento, secondo le indicazioni dell'Istruzione, ha fatto un collegio docenti online.

Mille assistenti informatici aiuteranno istituti e singoli studenti in difficoltà. Per questa fase emergenziale sono state trovate risorse per 136,7 milioni di euro. Settanta milioni andranno per pc e tablet da destinare a  chi ne è sprovvisto, 8,2 milioni per gli animatori digitali: "Molti Paesi europei sono più attrezzati di noi sulle attrezzature tecnologiche, lo sappiamo".

La ministra ha ricordato che, per ora, le scuole resteranno chiuse fino al 3 aprile e che il decreto firmato ieri dal governo consente nuove misure restrittive "per periodi non superiori a trenta giorni".

La ministra Lucia Azzolina non ne ha parlato, ma è ormai questione assodata che non si realizzeranno più attività di Alternanza scuola lavoro per gli istituti che non li hanno realizzati prima di marzo e così non si faranno più i Test Invalsi: entrambe le attività oggi sono necessarie per l'ammissione al'Esame di Stato di quinta superiore, ma un decreto è pronto a togliere questo legame.

Molti senatori intervenuti, tra questi l'ex sottosegretario Davide Faraone, oggi in Italia viva, hanno messo l'accento sulle indicazioni ondivaghe fin qui offerte dal governo e dal ministero, sulle enormi difficoltà della realizzazione della didattica a distanza (Dad) e sul fatto che molte famiglie danno per scontato che le scuole non riapriranno più. Francesco Verducci, Pd, vicepresidente della commissione Istruzione, ha detto alla ministra: "Su una questione così urgente quale è la scuola bisogna essere umili e parlare a tutta la società civile, ai sindacati".

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Carlo Verdelli ABBONATI A REPUBBLICA
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