Coppa Italia, Lazio-Atalanta 2-0: Milinkovic e Correa siglano il trionfo biancoceleste

Coppa Italia, Lazio-Atalanta 2-0: Milinkovic e Correa siglano il trionfo biancoceleste
(ap)

Il serbo e l'argentino nel finale decidono la finale dell'Olimpico

ROMA - La Lazio conquista la sua settima coppa Italia, raggiungendo nel palmares l'Internazionale. Sette coppe vinte in vent'anni, un primato. Rimane invece tabù il trofeo per l'Atalanta, la Dea che vede sfumare sul traguardo il sogno che avrebbe coronato una stagione meravigliosa: aveva eliminato la Juventus.

Per i capitolini il successo coincide con una importante e automatica qualificazione alle coppe europee, traguardo che - in campionato - oggi, all'ottavo posto, non scontato.
L'Atalanta: è un peccato, dice Gasperini. Queste partite sono fatte così, dice il tecnico. Le partite tutto-in-90- minuti,  quest'anno, hanno chiaramente mostrato il punto debole della Dea: col Coipenaghen e in questa occasione.  Perché è vero che coi danesi la sfida è stata "su due set", ma è la partita del ritorno in casa ad aver lasciato l'amaro in bocca.

Coppa Italia, Lazio-Atalanta 2 a 0: il momento della premiazione dei biancocelesti

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Brutto, sporco e cattivo, il match è deciso da due giocate individuali, due colpi d'autore, da parte di due giocatori sulla rampa di lancio. Prima Milinkovic-Savic: Inzaghi indovina la sostituzione e il serbo, da brutto anatroccolo della sciagurata partita interna con il Chievo, si trasfoma in cigno, alzando le ali, su azione d'angolo, per anticipare Djimsiti e non dare alcuno scampo a Gollini. Il secondo è Correa, dotato da madre natura di un controllo di palla da fuoriclasse, il lungo trequartista rincorre un pallone calciato nello spazio, più veloce di Freuler lo salta, mette a sedere Gollini e infila il gol sicurezza. Accade tutto dopo 80' - come detto - frenetici, dove - per paura e rispetto dell'altro, due squadre simili nel praticare un calcio molto tecnico e muscolare, si sono praticamente elisi.

Il primo tempo sotto la pioggia battente è giocato da squadra sull'orlo di una crisi di nervi. Gasperini si agita molto, la sua Atalanta dà l'impressione di soffrire la partita secca. O di portarsi dietro le scorie antiche del Copenaghen. E così accelerando, rincorrendo spesso in modo confuso i palloni, non fa una bella figura. Certo è che - quasi per caso - si trova ad avere sui piedi l'unica grande occasione del primo tempo, una girata in acrobazia, e in mischia di De Roon. Strakosha sarebbe battuto ma ha nel palo un insperato e decisivo alleato. Un palo che arriva con una vistosa deviazione di mani da parte di Bastos, lasciata correre dal direttore di gara e dal Var (c'era Calvarese). La Lazio si appoggia sull'unico che cerca fili logici: Correa. Ma  anche i capitolini pigiano troppo sull'acceleratore e finiscono per avere annebbiate le idee. E poi Banti non convince nella distribuzione dei cartellini. Quello su Bastos costringe Inzaghi a sostituire il difensore, inserendo Radu, per paura di un secondo provvedimento a carico dell'esterno sinistro. E nel frullatore impazzito che è la prima parte di gara, più calci e liti che calcio e buone idee, Correa va via in campo aperto, tra lui e la porta di Gollini c'è solo Masiello. Il contatto al limite sembra di gioco, ma Banti fischia sulla caduta dell'argentino. Masiello è ultimo uomo, a termini di regolamento andrebbe cacciato, tanto più che la posizione del contatto è centrale. Solo cartellino giallo: due errori, non si parli di compensazione. Insomma, dopo i primi 45' sono più le brutture dei protagonisti, arbitro compreso, che le belle giocate a essere ricordate. I bollori della posta in palio, la poca abitudine a partite secche, la fisicità applicata alla tecnica che è caratteristica di tutt'e due le squadre. Mettetela come volete ma il primo tempo è arruffato, caotico, confuso, nevrotico.

La ripresa non cambia il tenore della recita. Col passare dei minuti, anzi, la fatica si fa sentire ed è inversamente proporzionale alla lucidità. Diversi interventi in ritardo su entrambi i lati provocano altrettanti falli, con strascichi polemici, discussioni infinite e qualche scaramuccia. Lo spettacolo non ne ha giovamento. Paradossalmente i gol arrivano, quando è l'Atalanta a sembrare la squadra più lucida. Ci vuole la scintilla: quelle bergamasche si fermano sul palo, perché dopo De Roon anche Gomez scheggia un incrocio dei pali. Quelli della Lazio sono due morsi letali, sullo striscione dell'ultimo chilometro.

ATALANTA (3-4-2-1): Gollini  - Palomino, Djimsiti, Masiello - Hateboer, de Roon (84′ Pasalic), Freuler, Castagne (84′ Gosens) - Ilicic, Gomez - Zapata (84′ Barrow). All. Gian Piero Gasperini.
LAZIO (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Bastos (36′ Radu); Marusic, Parolo, Leiva, Luis Alberto (78′ Milinkovic), Lulic; Correa, Immobile (66′ Caicedo). All. Simone Inzaghi.
ARBITRO: Banti  di Livorno
RETI: 82' Milinkovic-Savic, 90' Correa
NOTE: Ammoniti Bastos, Masiello, Lulic, Zapata, Leiva, Freuler, Marusic. Recupero 1' e 6'



 

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